I luoghi

Chiesa di San Paolo Apostolo

Secondo lo storico Belgiorno si hanno notizie di una prima costruzione consacrata a San Paolo già nel 1400, ma la Chiesa fu seriamente danneggiata da un terremoto del 1631. Forse per la necessità di avviare una indispensabile ristrutturazione in data 9 agosto 1632 divenne chiesa filiale della chiesa madre di San Pietro. Fu totalmente distrutta dal terremoto più potente dell’11 gennaio 1693. Pertanto, l’edificio che visitiamo è in stile tardo barocco con lavori che proseguirono fino al 1903. La facciata è affiancata da due campanili di cui uno solo dotato di campana. L’edificio si erige su una scalinata preceduta da un’inferriata in ferro battuto, che ci conduce al portone d’ingresso.

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Esso si trova nel primo dei due ordini nei quali possiamo suddividere la facciata. Il portale è formato da un arco a tutto sesto con capitello tuscanico. Ai lati del portale, su due piedistalli, sono state collocate le sculture di San Pietro a sinistra, riconoscibile dalle chiavi, e San Paolo a destra, riconoscibile dalla spada, copie delle sculture lignee collocate nell’abside della chiesa di San Pietro. Lateralmente, in corrispondenza delle navate minori, abbiamo due finestre quadrate e centralmente, sopra un finestrone sovrastante il portale di ingresso, si legge la data 1903, anno nel quale si ritiene che si siano conclusi i lavori della facciata.

La chiesa custodisce un pregevole gruppo dell’Addolorata che racconta nel Cammino Mariano di Modica le sofferenze e i dolori che la Madre di Gesù dovette sopportare nel vedere il figlio morto. Fino alla metà del XX secolo veniva portato in processione “a spalla” e rappresentava uno dei “misteri” che sfilavano lungo Corso Umberto I nelle processioni della Settimana Santa.

L’interno della chiesa è suddiviso in tre navate divise da colonne in pietra calcarea locale con capitelli corinzi fioriti, materiali probabilmente recuperati dalla vecchia chiesa.

COSA VISITARE?

  1. APPARATI LITURGICI IN TESSUTO

Inaugurata nel Luglio 2024 la mostra “Apparati liturgici in tessuto” permette di ammirare raffinati paramenti risalenti al XVIII secolo e sopravvissuti ai secoli. In alcune di queste sono individuabili curiosi esempi di eclettismo artistico come una dalmatica con un alfabeto che ricorda quello ebraico foderata all’interno con un tessuto rappresentante un motivo cinese.

Nella mostra è stato esposto per la prima volta al pubblico in maniera permanente uno dei sette teleri ritrovati alcuni anni fa nei magazzini della chiesa. Sono gigantesche tele di lino decorati con scene della passione di Cristo e realizzate per la Chiesa del Carmine. Il loro ritrovamento rappresenta un unicum in tutta Italia dove, oltre quello di Modica, è sopravvissuto un solo altro ciclo di teleri oggi esposto presso il museo diocesano di Genova.

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